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Tonylight, in anteprima il protagonista della...

Milano – Una raccolta di brani realizzati a partire dal 2009 dal titolo Chosen Works 09-14 (Vol 2) - Sangue Disken. Un videoclip animato che farà scuola. Un'intervista approfondita al protagonista della musica a 8 bit Antonio Cavadini, alias Tonylight.

Tonylight è un esploratore del suono: ha fondato micromilano hq (parte del progetto Micromusic.net), ha progettato e costruito strumenti musicali (il sintetizzatore Leploop, si esibisce regolarmente in numerosi festival culturali europei – quando non insegna o si dedica al light design.

Lasciamo la parola qui sopra al video realizzato da Piotr Sell e qui sotto direttamente a Tonylight.

Tony ti chiedo di pensare al suono perfetto e di descriverlo.

«Quando penso al suono perfetto mi viene in mente il suono del mare o
del vento tra le foglie, praticamente il rumore bianco. Il rumore bianco è il suono di tutti i suoni, quello che comprende tutti i suoni. Mi affascinano i suoni di sintesi, le drum machine, i bassi e i pad. Uso i synth per creare il suono perfetto per quel dato momento».

Qual è il tuo obiettivo sonoro e come
lo persegui?

«Ho cominciato a comporre musica per curiosità, dopo la scoperta della prima scena elettronica verso la metà degli anni Novanta. Mi sono comprato una di queste scatolette piene di potenziometri e senza nessuna esperienza ho cominciato a smanettare. Dopo un po' di tempo ho scoperto questo ragazzo tedesco, Oliver Wittchow, che aveva fatto uno step sequencer per il Nintendo Game Boy, il Nanoloop One e ben presto questo è diventato il mio set up preferito: compatto, flessibile e potente.
Compongo musica come gesto intimo e personale, preferisco il ritmo e il
funk e ultimamente un po' il noise. Il game boy mi permette di avere sempre con me il mio strumento e di comporre in riva al mare, in treno, in aereo e in tutte quelle
situazioni di passaggio dove c'è qualcosa da aspettare».

Come evolverà il mondo dei maker di sintesi sonora nei prossimi 10
anni? Intravedi nuove strade?

«Dopo la grande ondata house/techno anni Novanta stiamo vivendo un periodo
di passaggio, di transizione verso qualcosa di nuovo che ancora non ha
una forma precisa. Manca una scena di riferimento forte, ora è tutto un po' grigio
ma qualcosa di nuovo arriverà... Abbiamo avuto la fortuna di vivere il mistero di quei primi anni Novanta, quando tutti parlavano di questa musica underground, una novità da
scoprire».

L'esperienza professionale più singolare che ti sia capitata?

«Ne ho un po'. Fare il luciaio durante un concerto di Arto Lindsay e
Ariel Pink. Fare uno spettacolo audio/luci nel bosco di notte con Otolab. Fare l'autista di Francesco Vezzoli per un anno. Ospitare Otto von Schirach sul divano di casa mia dopo un concerto in Cox 18 (centro sociale milanese - nda)».

 

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