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Sul tram, come far nascere una storia d'amore...

Fondata nel 2007 a Milano, K48 è una compagnia di produzione video e comunicazione integrata la cui qualità è certificata dal calibro di diversi clienti, BMW, Google, Etro, Sky, Lexus.

La compagnia, che si avvale di registi distintisi per le doti di ricerca e innovazione (ricordiamo Francesco Calabrese, Sterven Jonger, Saku, Brando de Sica) e di maestranze di prima qualità (Amos Caparrotta), sbarca oggi su Wired con un corto firmato dal suo fondatore Leone Balduzzi.

Sul tram si distingue per un linguaggio non convenzionale, una manciata di idee ben realizzate, una fotografia nord europea. Ne parliamo con il regista.

Leone cos'è K48? Come e perché l'hai fondata?

«K48 è una boutique creativa. Siamo specializzati nella produzione di spot tv, web content, fashion content e branded entertainment. ci piacciono le belle storie ma soprattutto ci piace raccontarle bene. L'ho fondata con la mia producer Barbara Guieu nel 2007, poi si sono uniti al gruppo Lorenzo Damiani (executive producer) ed Enrico Magistro (web designer)».

Età?

«All'epoca avevo 30 anni».

Obiettivi?

«K48 nasce con la romantica ambizione di portare alla ribalta la regia italiana nel mercato dell'advertising. Io credo che in Italia ci siano dei grandi talenti, vanno solo scoperti e spinti a dovere. Soprattutto dalle agenzie di pubblicità».

(Attenzione, domanda contenente spoiler) Sei anche il regista del corto Sul tram: perché i tuoi personaggi parlano in camera?

«Parlano in camera semplicemente perché a loro viene chiesto un parere. E anche per questo il cast è formato sia da persone comuni che da attori professionisti. Ho impostato lo script con lo sceneggiatore Enrico Audenino buttando giù un questionario più che un copione. Ci siamo ispirati ai primi documentari di Pier Paolo Pasolini e soprattutto al suo film "Comizi d'amore". La realtà che diventa finzione... lo trovo un argomento molto stimolante».

Dietro al corto c'è shortology, di cosa si tratta?

«Shortology è un progetto che prende vita da un'idea dell'agenzia pubblicitaria milanese H-57. Consiste nella rappresentazione più sintetica possibile, tramite poche icone grafiche, di biografie, film, invenzioni, fenomeni di costume e praticamente qualsiasi altra cosa. La declinazione cinematografica si chiama cortology, che è stato un contest online per sceneggiatori non professionisti il cui premio è stata la realizzazione della propria sceneggiatura.

Quale genere di collaborazione c'è tra shortology e K48?

«K48 ha prodotto, artisticamente ed economicamente, i soggetti vincitori del contest cortology, affidandoli ad alcuni tra i migliori registi del nostro roster: Francesco Calabrese, Brando De Sica, To Guys e io. È stata un'occasione splendida per raccontare belle storie e soprattutto per raccontarle bene. Amo sempre citare il nostro claim perché secondo me esprime perfettamente cos'è la regia allo stato puro, artigianale».

Il video è un medium in grande evoluzione (periscope, il porno casalingo): da addetto ai lavori, come pensi che evolverà nei prossimi 10 anni?

«Credo che l'evoluzione sia nel DNA stesso, ovvero nei contenuti e nelle storie da raccontare. Perché la tecnologia mette a disposizione grandi risorse e mezzi sempre più accessibili - vedi smartphone e device di ogni genere - ma le storie belle e le idee innovative non possono essere sostituite, e ce ne sono davvero poche. Il futuro è nel branded entertainment, una sorta di menage tra l'advertising e il contenuto editoriale. Questo si traduce nella creazione e produzione di contenuti di intrattenimento volti a catturare e mantenere l'attenzione del consumatore per periodi di tempo prolungati, dal cortometraggio alla miniserie a episodi su internet».

È possibile fare impresa con una casa di produzione video in Italia? Se sì, qual è il consiglio che daresti a un giovane regista?

«Dico che è possibile, ma non bisogna essere gelosi del proprio lavoro. Bisogna condividere, confrontarsi e mettersi sempre in discussione. Viva l'Italia».

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