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Formula, in anteprima esclusiva il video dell...

Roma – Alcuni membri ed ex componenti degli Otto Ohm, dei Colle Der Fomento e dell'Orchestra di piazza Vittorio si sono uniti per dare vita a un nuovo progetto musicale chiamato La Batteria.

Il repertorio della Batteria (che va intesa, precisa l'ufficio stampa, nel senso di batteria di criminali) rivisita il genere delle colonne sonore poliziottesche italiane caratterizzato da ritmi funky, wha-wha, sintetizzatori da una manciata di beat, organi elettrici e scale pentatoniche.

I riferimenti musicali sono quelli più classici di Ennio Morricone, più prog dei Goblin, e funky di Armando Trovajoli.

Il disco, omonimo, della Batteria è uscito per Penny Records (label specializzata in ristampe di colonne sonore di film italiani anni '60 e '70) e Flipper edizioni (editore che detiene i diritti di orchestrazioni degli anni 50, 60e 70).

Oggi presentiamo in anteprima esclusiva il video della canzone Formula in cui un liutaio di sintetizzatori di prima generazione mostra come si fa la revisione a un sintetizzatore analogico e monofonico Korg MS-20 Mini.

Quando e come nasce La batteria?

[David Nerattini - batterista]
«La Batteria nasce circa due anni fa, quando ci siamo uniti per realizzare quello che doveva essere solo un album di library per l'editore Flipper Music, quindi musica di "servizio" adatta alla sincronizzazione con le immagini e senza nessuno sbocco commerciale. L'idea era quella di registrare un disco di sonorizzazioni alla maniera degli anni 70, ovvero tutto suonato con strumentazione analogica e ispirato da quel modo così particolare che avevamo noi italiani di scrivere e arrangiare la musica per immagini. Mentre registravamo i brani però ci abbiamo preso particolarmente gusto e abbiamo pensato di provare a suonare quella musica dal vivo, giusto per vedere l'effetto che faceva. Il piacere di suonare insieme e la risposta del pubblico ci hanno convinto che forse era un peccato far rimanere il progetto un disco fuori commercio e abbiamo così deciso di diventare una vera e propria band, incoraggiati anche dall'interessamento a livello discografico di Roberto Corsi e la sua Penny Records».

Raccontate ai lettori la storia del riparatore di synth che vediamo nel video

[Stefano Vicarelli - tastierista]
«Cesare Bernardini è un artigiano della musica, uno dei pochissimi rimasti. A Roma è conosciuto da chiunque suoni uno strumento, abbia una scuola di musica o negozio di strumenti musicali. È un signore che ha iniziato a lavorare nel campo dell'elettronica negli anni sessanta, appassionato di musica e lui stesso musicista, batterista. Si è formato direttamente nelle scuole Moog di Monzino a Milano, negli stage che la Yamaha teneva regolarmente in quegli anni per formare i tecnici per le loro assistenze. Dopo aver capito che quella sarebbe stata la sua strada, ha aperto un piccolo laboratorio a Roma nord agli inizi degli anni settanta, ed è rimasto lo stesso per tutti questi anni, sia come ubicazione sia come atmosfera (nel video si respira chiaramente, con quei mille particolari "d'epoca"). Si dice per scherzo, tra noi musicisti/clienti romani, che a Cesare andrebbe fatta una statua o addirittura andrebbe fatto Santo. Questo perché è rimasto uno dei pochi, forse l'unico, a saper mettere le mani su sintetizzatori vintage, su amplificatori valvolari etc.
La sua pluriennale esperienza su queste macchine è una garanzia per chiunque abbia l'esigenza di tenere in vita gioielli come Minimoog, Korg MS20, Prophet 5, e mille altre macchine che hanno fatto la storia della musica, non solo elettronica».

[Paolo Pecorelli – bassista]
«Ci interessava, coinvolgendo Cesare Bernardini, puntare anche l'attenzione su alcuni aspetti della produzione musicale. Da un lato ci piaceva l'idea di rendere protagonista del nostro video un rappresentante di quelle maestranze che vanno via via scomparendo nel mondo della musica digitalizzata. Un custode di expertise antica e sempre più rara, in grado di riportare in vita macchine e congegni ormai sostituiti nell'utilizzo comune della maggior parte dei musicisti dalle emulazioni virtuali, i cosiddetti plug-in. Dall'altro sottolineare come nonostante l'impiego degli strumenti virtuali e del computer nella produzione musicale, stiamo assistendo una specie di rivincita dell'analogico; non solo gli strumenti "reali", fatti di legno, resine e circuiti conquistano porzioni di mercato sempre più ampie ma anche le stesse emulazioni software di quegli stessi strumenti vengono progettati proprio per restituire quelle imprecisioni e quei piccoli difetti sonori tipici del suono analogico di un tempo».

 

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