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in riproduzione

Under, in anteprima

Gianmarco Tognazzi e Ivan Silvestrini ci raccontano come hanno trasformato in cinema il romanzo distopico di Giulia Ghibellini. Quattro episodi e oltre un milione di visualizzazioni online, ma della serie urban fantasy Under (sta per andare in onda il quinto episodio, ne pubblichiamo qui sopra un estratto in esclusiva) interessa ancor più la genesi che i numeri.

Il format web tratto dal romanzo d’esordio - omonimo - della scrittrice bolognese Giulia Gubellini è frutto di una triangolazione inusuale che unisce una casa editrice, un regista, una casa di produzione video, un produttore esecutivo, un’etichetta discografica e attori del calibro di Gianmarco Tognazzi.

Complicato? Ci chiarisce le idee il regista Ivan Silvestrini:

«L'idea della serie di Under va certamente riconosciuta alla produttrice Gloria Giorgianni e alla sua società Anele, è lei che ha creato le sinergie necessarie tra Rizzoli e Trilud (agenzia digital - nda) per far partire la cosa. A quel punto sono subentrato io che ho tenuto le redini ‘creative’ del progetto al quale hanno aderito anche la società di postproduzione Redigital, Sugar che ci ha fornito il compositore Matteo Curallo e JeansBox che ha creato le divise speciali di Under».

Cosa avete prodotto, pragmaticamente?

«Abbiamo girato 10 episodi della serie in 6 giorni, un piccolo miracolo produttivo possibile grazie alla bravura di tutti i reparti, e al genio del direttore della fotografia Davide Manca».

Puntate su un alto numero di visualizzazioni o vi interessa maggiormente la sperimentazione?

«In Italia si fa così poca narrazione di genere che basta spostarsi verso la distopia, il fantasy (o meglio in questo caso l'Urban Fantasy) e si viene subito definiti sperimentatori. Non credo che il linguaggio visivo di Under sia eccessivamente sperimentale. La serie sta andando molto bene in termini di visualizzazioni, e di questo non possiamo certo lamentarci, ma siamo ancora agli inizi, è presto per capire quanto la gente entrerà profondamente nel mondo di Under, e quanto ne vorrà di più una volta finiti questi 10 mini episodi».

Qual è l'obiettivo che vi siete prefissi affrontando questo format inedito?

«L'operazione di Under è stata molto interessante per me perché si presentava come un'occasione del tutto nuova di fare interagire l'editoria tradizionale e la serialità online, una sorta di book trailer 2.0 che diventa una vera e propria narrazione parallela a quella del romanzo. In Under c'è un mondo intero da raccontare, la mini serie che abbiamo realizzato non è che un antipasto delle potenzialità di questa saga».

Intercettiamo Gianmarco Tognazzi a Milano in occasione della presentazione di Under e dell’incontro con i fan. Gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo Under.

Gianmarco, inquadraci il pubblico di Under.

«È un pubblico variegato e trasversale. Prende un po’ tutti, forse perché il cinema ‘di genere’ è stato trascurato per molto tempo nel nostro cinema e gli appassionati si raccolgono con piacere attorno alle nuove iniziative».

Che significato ha il progetto Under all'interno del tuo percorso attoriale? Professionalmente cosa ti interessa di più oggi? Il cinema, la tv, il teatro, il web...

«Per mia indole ho necessità di cambiare in continuazione genere, tipologia, personaggio... di dovermi ingegnare, mettermi in difficoltà, tirare fuori il meglio di me».

A proposito, per gli attori dev'essere un periodo d'oro, mai come oggi ci sono palchi su cui potersi esprimere: cinema, teatro, web...

«Beh, non direi, anzi, forse non c’è mai stato un momento peggiore: non esiste regolamentazione, non ci sono leggi, la cultura mi sembra che sia l’ultimo problema di ogni Governo. Del resto perché industrializzarla? Ne deteniamo il 70% di tutto il pianeta. È anche vero che il web e la tecnologia offrono occasioni diverse per esprimersi. poi non tutto viene bene e di qualità, è più complicato trovare un giusto equilibrio tra i mezzi e gli obiettivi».

Curiosità: quando ti incontri con altri attori tra di voi parlate della magia della pellicola o di aneddoti del grande cinema di Cinecittà o l'argomento vi interessa relativamente?

«Il problema è che quando si parla di Cinecittà e del grande cinema finisci in una sorta di rammarico continuo, di quello che si può fare e non si fa... del disinteresse in quella che era la seconda industria del Paese. Finisce che ti senti anche abbastanza ininfluente, anche per colpa delle posizioni che la nostra categoria doveva prendere in altri tempi. Certi argomenti ti feriscono, come la notizia della chiusura di Cinecittà. Anche per questo mi approccio al cambiamento senza pregiudizi».

Ultima domanda: The Jackal o The Pills?

«Prima di Under non avevo una grande esperienza di web series, conoscevo quelle di Silvestrini».

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