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Maicol Jecson, la commedia di formazione Made...

Diretto dalla coppia Calabrese/Audenino, sta per arrivare nei cinema. Ne abbiamo parlato con il regista.

Michael Jackson è stato tante cose: artista poliedrico, istrione inarrivabile, brand leader nel settore (come si dice oggi), meme prima che internet diventasse internet. Postumo, diventa anche il motore immobile di un film/commedia di formazione italiano - come si evince dalla storpiatura del titolo - e diretto a quattr’occhi dai registi Francesco Calabrese ed Enrico Audenino.

Maicol Jecson sarà nelle sale cinematografiche a partire dal 17 luglio e oggi presentiamo una video anticipazione esclusiva e un’intervista di approfondimento con il regista Audenino.

Enrico, quanto del vostro cinema si ispira da altro da sé, alla musica e ai videoclip, ad esempio, visto il titolo del film?

«Molto, soprattutto per via della decennale esperienza di Francesco (Calabrese) in quel mondo. Ma i nostri principali riferimenti sono nel cinema e nella letteratura. In particolare Jonathan Dayton e Valerie Faris con Little Miss Sunshine, Nick Hornby con Tutto per una ragazza e A.M. Homes con La sicurezza degli oggetti».

Fare un film è per voi il punto di arrivo o solo una delle forme espressive tra le tante?

«Il primo film è sia un punto d'arrivo che un punto di partenza. Quando lo stai ancora scrivendo ti sembra sia la cosa più importante della tua vita e non pensi ad altro per mesi, a volte per anni. Coltivi questa irrazionale certezza che quando sarai riuscito a farlo, raggiungerai il più importante obiettivo della tua vita. Dopo averlo girato invece ti accorgi di tutti gli errori commessi e improvvisamente capisci che hai ancora un sacco da imparare e che, insomma, sei solo all'inizio del tuo percorso».

Un po’ di promozione per i nostri lettori: cos'ha Maicol Jecson che altri film nelle sale in questi giorni non hanno?

«Maicol Jecson racconta di un passaggio chiave dell'adolescenza: la prima esperienza sessuale, ma è anche un film che parla del rapporto tra generazioni al tempo stesso lontane e vicine fra loro: quella dei nonni e dei nipoti».

Dove è ambientato e dove avete girato il film? E in quanto tempo è stato realizzato?

«È ambientato nella periferia di Torino e sul lago Maggiore. L'abbiamo girato in poco di più di un mese».

Qual è l'iter per farsi approvare l'idea per un film da un produttore? Qual è stata la vostra strada, perlomeno?

«Ogni percorso è a suo modo unico. Il nostro è stato piuttosto lungo, ma tutto sommato semplice. Una volta scritta la sceneggiatura nel 2009, abbiamo cominciato a bussare alle porte di tutti i produttori italiani e dopo alcuni 'non ci interessa', alcuni 'ci piace molto ma ora non è il momento' è arrivato Luca Legnani che con 999films ci ha aiutato a sviluppare meglio lo script, portandolo a essere coprodotto da RaiCinema».

La squadra di lavoro al completo quante persone contava?

«Eravamo una quarantina, pochi, ma molto affiatati».

C'è un messaggio nel film?

«Come diceva Frank Capra: "If you want to send a message, use Western Union". A noi interessava solo raccontare una storia».

E il suo fine? Tribeca, Sundance, Milano Film Festival... che destinazione avete pensato per Maicol Jecson?

«L'abbiamo concepito fin dall'inizio come un film pop e quindi la distribuzione in sala ci sembra il miglior risultato possibile».

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