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Guarda Death of a Manifesto, la pagina web pr...

Il videoclip musicale italiano, certificatane recentemente la morte cerebrale, potrebbe rinascere grazie a un'iniezione di nuove idee.

Guarda, a esempio, Death of a Manifesto dei Port Royal (Attilio Bruzzone - Emilio Pozzolini - Ettore Di Roberto, da Genova) che presentiamo oggi in anteprima esclusiva: nel video osserviamo una pagina web realmente esistente che permette a chiunque di adattare il video ad una propria esperienza personale. Per essere ancora più chiari: la pagina web è il protagonista del videoclip nonché unico personaggio sulla scena e cliccando al link qui sopra potete far rivivere il personaggio a vostro piacimento.

Nel corto musicale oltre alle riprese che vedono protagonista la cantante Bea May sono stati montati (o forse non sono montati per niente, chi monta cosa, in questo video?) filmati inediti della storia della band e immagini tratte dal lavoro del fotografo Edgar Martins che costituiscono l'artwork di Where Are You Now.

Il regista Roberto Rup Paolini così spiega il video: “Nonostante si richiedano spesso video originali ho l’impressione che le aspettative per un video musicale rimangano sempre le stesse. Credo che le cose più importanti siano il divertimento e l’immedesimazione, a prescindere dalla novità. Il videoclip come il brano dev’essere un’esperienza. Ho quindi pensato a quei momenti, che appartengono a tutti noi, nei quali ascoltiamo musica navigando su internet e scorrendo una pagina Tumblr. Scoprire un’immagine alla volta, per conto nostro, è una bella esperienza.”

Qui, invece, la percezione che hanno del video i titolari del brano, i Port Royal: “In un'epoca in cui tutto è presente o, quanto meno, può essere presentificato senza troppe difficoltà, diventa anacronistico parlare di anacronismo. Eppure il videoclip, già da qualche anno, emana un odore di vecchiume a stento sopportabile. Non ancora così vecchio da essere "maturo" per poter essere ripreso e revivalizzato (o cannibalizzato), come fosse una novità epocale, né così nuovo da essere di moda, il video musicale appare una forma esausta. L'anacronismo, se la parola ha ancora un senso, si situa oggi nella terra di nessuno tra il non essere ancora passato completamente e l'essere stancamente presente. Sempre posto che poi ora qualcosa possa davvero passare, eludendo la furia di archiviazione di internet, quale immenso serbatoio di passato da recuperare e ricontestualizzare, messo generosamente a disposizione di forme d'arte che hanno esaurito la propria spinta propulsiva in avanti. Il video che qui si presenta è in qualche modo espressione della consapevolezza di questa natura paradossale del videoclip (e non solo): essere anacronistico nell'epoca dell'anacronismo di ogni anacronismo. Questo paradosso viene mostrato nella metanarrazione del video, che rappresenta la banalità, tanto nota quanto sconosciuta, della nostra esperienza sul web: video del video, narrazione della banale narrazione del quotidiano. Così si rende testimonianza della consunzione del videoclip attraverso il suo stesso mezzo espressivo. Solo attraverso la rappresentazione senza compromessi dell'esaurimento si può dare, eventualmente, rigenerazione. Ma sempre, rigorosamente, a tempo determinato e in via precaria, come vuole lo Zeitgeist”.

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