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in riproduzione

Davide Quayola e l'arte dei robot, l'intervis...

Reale e artificiale, figurativo e astratto, arte classica e avanguardia, scultura digitale e poesia al silicio. L'italiano Davide Quagliola – il cognome d'arte è Quayola e oggi vive a Londra – è uno dei rari artisti post YBAs che ha saputo far dialogare il concetto con l'espressività della forma.

Detto con parole più semplici, le sue opere non sono enigmatiche e concettuali ma offrono una leggibilità e comprensione immediati – per non parlare dell'appagamento.

Ne è una dimostrazione il mini doc Captives #B04 che presentiamo oggi. Per l'occasione abbiamo chiesto a Davide Quayola di parlarci della sua arte di frontiera.

«Cerco di investigare sui paradigmi del vecchio e del nuovo, del reale e dell'artificiale. Il mio lavoro spesso esplora come guardiamo ai capolavori dell'arte ed esplora la tensione esistente tra l'esperienza diretta e il punto di vista mediato dalla tecnologia».

Prima di dare avvio al braccio meccanico (che vediamo in azione nel video) quanto tempo hai dovuto dedicare al progetto Captives #B04?

«Captives #B04 è l'ultimo capitolo della serie iniziata nel 2013, pertanto c'è stato sicuramente un sacco di lavoro, di ricerca, per arrivare a questo punto».

E quali fasi di produzione hai dovuto affrontare? (progettazione dell'opera, decidere il sound design, bozzetti di studio del corpo umano, scegliere la regia per il video...)

«La produzione è stata abbastanza lunga, c'è stata molta ricerca e sviluppo insieme a molti collaboratori. L'immagine generata al computer è stato il punto di partenza. Non si tratta della replica di un'opera esistente, ma la ricostruzione digitale dei un archetipo classico, simbolico».

Poi?

«Poi questo progetto è stato messo in produzione grazie a un robot di fresatura. Ho collaborato con un'azienda danese di robotica e ho sperimentato diversi modi di controllare il braccio: all'inizio lo consideravo solo uno strumento per dare forma reale alle mie forme digitali, poi sono rimasto affascinato da questa macchina, dal modo in cui opera. Dal che, l'idea di realizzare il video che la mostrasse in azione».

Come va letta la tua opera Captives #B04?

«Per certi aspetti è un'installazione formata dalla scultura e dal suono in surround, e per altri è un corto. Il progetto non è focalizzato sull'oggetto finito, ma sull'articolazione della materia. Mi interessa creare oggetti che incorporino la storia della loro creazione pertanto il processo di costruzione della scultura è in qualche modo importante quanto la scultura stessa».

Lavori più spesso su commissione o vendi in un secondo momento?

«Direi che è una combinazione tra commissioni o finanziamenti e vendita nelle gallerie d'arte».

Il mercato dell'arte di Londra, città in cui vivi, ti permette di realizzare le tue idee artistiche - che immagino costose - e di vivere secondo standard qualitativi che, magari, l'Italia non ti avrebbe offerto?

«Yes, absolutely».

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