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David Bradley, IBM: “La svolta che ha porta...

“Dobbiamo fare qualcosa che conquisti le menti e i cuori”, ripeteva il Ceo dell’epoca. A raccontarcelo è David Bradley, uno dei 12 ingegneri IBM incaricati di progettare il primo personal computer della company. In fretta e furia. “Il nostro team si presentò dal capo con una tipica soluzione IBM, grande e grossa e in grado di fare tutto, ma lui diceva: ‘Non capite, io voglio una cosa così!’, e faceva vedere un computer Apple”, va avanti Bradley. Erano i primi passi di una vera rivoluzione dentro la stessa matrice culturale dell’azienda, dove si decise di rendere pubbliche tutte le specifiche tecniche per consentire a chiunque di partecipare allo sviluppo di software per i nuovi PC. È una delle tante rivoluzioni che hanno consentito al computer di passare dall’ambiente esclusivamente professionale alle nostre case, per l’uso immediato e in qualsiasi contesto. Rivoluzioni che troviamo riassunte all’interno dell’esposizione. La rivoluzione informatica: dal Mainframe all’iPad, al Temporary Museum di Torino. Un percorso che attraversa la storia delle tecnologie digitali mediante le voci dei suoi protagonisti e che ci racconta l’evoluzione degli strumenti informatici da necessità per pochi a bene per il grande pubblico. Questa e altre video-interviste raccolte da Cecilia Botta, curatrice dell’archivio storico del Gruppo BasicNet, nei prossimi giorni nella sezione video di Wired.

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