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Expo di Milano, un successo senza precedenti....

Non tutti sanno che l’Expo 2015 di Milano ha un precedente: oltre un secolo fa il capoluogo lombardo ospitò infatti l’Esposizione Internazionale Milano 1906.

Da aprile a novembre 40 nazioni si stabilirono in 225 nuove costruzioni espositive per mostrare a un pubblico stimato attorno ai 5 milioni di visitatori le proprie eccellenze. Il tema della manifestazione fu quello dei trasporti.

Andrea Rui, illustratore d’architettura di Milano, è l’autore della video ricostruzione che pubblichiamo oggi come spunto di riflessione sull’Expo 2015 e come approfondimento storico sulla città di Milano.

Abbiamo chiesto ad Andrea il suo punto di vista su entrambe le esposizioni mondiali.

Andrea dove vivi e qual è il tuo lavoro?

«Vivo a Milano, la città dove sono nato 52 anni fa, e lavoro come illustratore, in particolare realizzo disegni di architettura per libri e riviste».

Parlaci dell'esposizione universale del 1906. Studiandola, ti sei fatto un'idea della portata e importanza dell’evento?

«Era come se il futuro fosse un foglio di carta bianco tutto da scrivere e immaginare. Nulla sembrava impossibile, la scienza e la tecnologia avrebbero portato benessere per tutti e la pace tra le nazioni. Per l'Italia, e in particolare le regioni più industrializzate del nord, era come dire al mondo: "Ci siamo anche noi!" Finalmente si potevano vedere dal vivo cose di cui si era solo sentito parlare, e credo che fosse veramente emozionante».

Riusciresti a fare una previsione per l'Expo 2015? Quale valore e peso avrà per l'Italia e per la percezione che si ha dell'Italia all'estero?

«Il peso delle Esposizioni Universali è notevolmente diminuito anche perché adesso, grazie alla rete, siamo informati ogni giorno su tutte le novità della tecnologia e sulle scoperte più recenti. L'argomento scelto, ovvero "nutrire il pianeta" ci fa tornare ai bi-sogni più elementari, se vogliamo è un'ammissione del fallimento dell'idea di sviluppo che ha spinto l'umanità in questi decenni. Il valore dell'Expo si vedrà solo dopo: diverrà il punto di partenza di un percorso virtuoso che vedrà di nuovo legati l'uomo e l’ambiente?»

Sei autore di diversi video che fanno rivivere la Milano del passato: ne indichi gli in-dizi rimasti, le cascine, le chiese... Cosa resterà invece tra 100 anni dell'Expo 2015? Modificherà in maniera tangibile il volto della città?

«Mi sarebbe piaciuto venissero realizzate le grandi serre che erano presenti nel progetto originale. Anche se non avrebbero cambiato il volto alla città, come del resto non l'ha fatto l'esposizione del 1906, era un'idea grandiosa e affascinante: un grande "giardino coperto" che ospitasse piante provenienti da tutte le parti della Terra. Purtroppo sarebbero state molto costose e andavano realizzate in tempi più lunghi, i tempi della natura».

È più stimolante disegnare un palazzo veneziano del 500 o un grattacielo di Isozaki?

«I grattacieli di Isozaki sono progettati al computer: con un buon programma di rendering ne puoi ricavare un' immagine fotografica. Io lavoro ancora manualmente perché del mio lavoro amo l'aspetto artigianale, manuale. Sono all'antica e mi sento come un palazzo veneziano del 500. D'altronde preferirei abitare in un palazzo cinquecentesco a Venezia piuttosto che al trentesimo piano di un grattacielo, con il terrore che si guasti l’ascensore».

Il terreno dell'Expo cosa ospitava nei secoli passati?

«Molto probabilmente nella zona di Rho-Pero c'erano dei campi coltivati, ma la pianura padana era ricca anche di boschi. Sembra che i romani avessero piantato intorno a Milano numerosissime querce che con le loro ghiande nutrivano i numerosi cinghiali che vivevano allo stato brado intorno alla città, il cibo preferito dei soldati delle guarnigioni».

Milano sta diventando una città regione? Cosa dobbiamo aspettarci secondo te nei prossimi 50 anni?

«Non mi entusiasma il discorso della città regione. Sono per una sempre maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni che riguardano la collettività e i beni comuni attraverso l'utilizzo di referendum anche propositivi e questo è possibile in ambiti amministrativi più ristretti. Per i prossimi 50 anni mi piacerebbe si tornasse a una visione della società più legata alla comunità piuttosto che all'individualismo, mi piacerebbe che la nostra città venisse vissuta come propria, i giardini e le piazze come parte della propria casa, con il rispetto e la cura che ne conseguono».

 

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