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Un microchip nel cervello per vincere la paralisi

Sollevare un bicchiere d’acqua e berla, spazzolarci i denti, mangiare senza l’aiuto di nessuno. Sono azioni che diamo spesso per scontate, ma per chi torna a compierle dopo una paralisi agli arti sono gesti che cambiano totalmente la vita. È l’esperienza del 23enne Ian Burkhart, che dopo quattro anni di tetraplegia per colpa di un brutto incidente mentre faceva surf, ha appena recuperato (anche se ancora non al cento per cento) l’uso di una mano grazie a un sistema che ha riconnesso il suo cervello ai muscoli dell’arto e che ha letteralmente riacceso la sua capacità di muoversi.

La tecnologia impiegata si chiama Neurobridge (traduzione: ponte neurale), e proprio come un ponte è in grado di trasportare i segnali nervosi volontari al muscolo interessato, accendendo nuove speranze per chi ha subito traumi alla spina dorsale e vive il dramma della paralisi.

Ecco in questo video l’emozione di una delle prime performance del ragazzo (il primo paziente trattato con Neurobridge) durante la fase di recupero, assieme a tutti i dettagli su com’e fatto e come funziona questo promettente chip per “aggiustare” il sistema nervoso.

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