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Edda: Stavolta come mi ammazzerai

Ha prima fondato e poi abbandonato uno dei gruppi rock italiani più promettenti degli anni ’90, si è drogato, è sprofondato nella disperazione, è stato in una comunità, è sparito dai palchi per vivere nell’oblio, ha lavorato in una ditta di ponteggi, ma Edda, ex leader dei “Ritmo Tribale”, è ancora in piedi, e soprattutto non hai mai scordato il suo primo amore: la musica.

Il suo ultimo disco, il terzo da solista dal 2008, s’intitola “Stavolta come mi ammazzerai” (Niegazowana/Audioglobe) e uscirà a fine ottobre. Prodotto da Fabio Capalbo - che è anche il regista del geniale video di Pater, che vi mostriamo in anteprima - l’album propone un sound rock essenziale - realizzato soltanto con tre strumenti (basso, chitarra, batteria) - una voce nevrotica e tagliente da “scorticato vivo” e dei testi rabbiosi.

Per capire la genesi del suo lavoro, abbiamo intervistato il cantautore. Lui ha risposto con una raccomandazione: "Scrivete tutto, non deve rimanere nulla di me."

L’odio sembra essere il motivo dominante di “Stavolta come mi ammazzerai”. Con chi ce l’hai di preciso?

Ce l’ho con quell’idiota che sono io, che ho scelto di provare questa avventura nella vita, che ho deciso di fare il musicista. La mia è una rabbia personale: non ce l’ho mai con gli altri, ma sempre con me stesso. Sono una nullità, anzi un barattolone di merda, come mi chiamano a casa.

Pater e Mater, due tracce del disco, sembrano tuttavia delle invettive contro i tuoi genitori. Sbaglio?

Può sembrare così, ma è un equivoco. Io uso l’ironia per dire alcune cose e dunque bisogna sempre cogliere il lato spiritoso dei miei testi. Nei due pezzi che citi non ce l’ho né con mio padre né con mia madre, perché non posso prendermela con loro senza motivo. Io penso che si possa nascere con dei genitori bravi, oppure si possa essere sfortunati. La colpa comunque è soltanto dei figli che scelgono la famiglia sbagliata. C’è chi nasce in Corea del Nord, chi in Svizzera, chi in Corea Del Sud, ma niente avviene per caso. E’ una riproduzione carnica e non casistica. Non c’è nulla che avviene per colpa del destino. Ovviamente questa è la visione della mia setta… Quale setta?La setta dell’Hare Krishna di cui faccio parte da diversi anni. In Occidente non è il pensiero dominante, ma in altre parti del mondo è normale ragionare così, la gente non ci pensa su. Poi non so chi avrà ragione…

Non solo rabbia, nel tuo album ci sono anche pezzi d’amore come “Tu e le rose”…

Sì, volevo raccontare una storia d’amore. Lo spunto è autobiografico, e il finale purtroppo è tragico. Qui non c’è l’ironia, non si scherza più, e suonare questo pezzo mi spezza letteralmente in due. Quando scrivo non penso mai a qualcosa, ma quando componevo “Tu e le rose” sapevo bene cosa scrivere. E credo sia una delle mie canzoni più belle.

Il sesso, la pornografia, la pedofilia e l’incesto sono altre realtà che racconti nei testi...

Io parlo di cose che conosco, che conoscono tutti. Qualche anno fa per esempio si parlava molto della vita sessuale di Berlusconi, e poco di quella istituzionale. A me piace pensare soprattutto a delle persone che durante la giornata si devono comportare in un certo modo per il ruolo che ricoprono (un professore, un politico), ma quando si chiudono le porte delle camere da letto chissà cosa sono capaci di combinare. Ed è lì che si vede chi sei davvero, almeno secondo me.

Musicalmente il disco è molto scarno. È un ritorno alle origini?

Diciamo di sì. Noi abbiamo lavorato soprattutto sull’armonia: suonando in tre contemporaneamente fin dall’inizio si va tutti nella stessa direzione e il sound rimane più intelligibile. I precedenti lavori li avevo registrati in studio da solo e nemmeno riuscivo a tenere il tempo. Era un delirio.

In fase di composizione hai utilizzato anche un iPad. Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?

Sono nato nell’epoca del pallottoliere, e all’inizio non sapevo nemmeno come si accendesse un tablet. Devo ammettere di essere negato, e se fosse per me sarei ancora a scolpire nell’età della pietra, ma a furia di tentativi ho imparato a fare quattro cose. Adesso vorrei anche iscrivermi a Facebook, ma non so come si fa.

Cosa provi ripensando ai tempi dei Ritmo Tribale? Nosttalgia del passato?

Mi viene da star male per quello che ero io: un coglione. Ora non credo di essere tanto cambiato, ma almeno sono consapevole.

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