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60Bpm – The Sound of Swatch, la canzone suo...

L'Artista sonora Chiara Luzzana ha presentato in anteprima al Padiglione Swatch Arsenale, in occasione della Biennale Arte di Venezia, la prima colonna sonora realizzata facendo suonare i pezzi di un orologio. In Svizzera, nelle fabbriche Swatch, Chiara ha recuperato ogni singolo componente del meccanismo (lancette, quadranti, vetri, etc.), per generare suoni e creare strumenti musicali inusuali. Le lancette sono diventate chitarre elettriche, i guanti degli operai, si sono trasformati in un'arpa. Le registrazioni dei macchinari delle fabbriche stesse, sono diventate parti ritmiche e melodiche.

Abbiamo chiesto a Chiara Luzzana un approfondimento.

Come sei arrivata a produrre musica così inusuale?

«Ricordo che il primo strumento musicale fu una chitarra elettrica (di plastica), che mi regalarono a 5 anni. Da allora ho iniziato a suonare ogni tipo di strumento. Dal pianoforte, alla chitarra classica, al saxofono fino ad arrivare al clarinetto. Imparavo a suonare uno strumento musicale e lo cambiavo immediatamente con un altro. Perché mi sembrava limitante dedicarmi solo ad uno. A 16 anni capii che c'era qualcosa in questo metodo così rigido, che bloccava la mia creatività. Non riuscivo a stare "in riga" con le 7 note, con i pentagrammi, con i tempi che dovevo definire all'inizio della partitura. La mia adolescenza mi ha portato ad essere un persona abbastanza solitaria. All'inizio era difficile gestire questa emozione. Mi sentivo diversa dai miei coetanei. Così nella solitudine, per cercare compagnia, iniziai a fare parlare gli oggetti. Il silenzio fece da amplificatore alla mia ispirazione. Da quel momento decisi di stravolgere la rigidità didattica musicale che avevo appreso, guardando alla musica con un nuovo approccio. Ovvero che tutto poteva avere un suono. Una propria voce. Una propria emozione. Registravo su un vecchio registratore a nastro i singoli oggetti, e li "tagliuzzavo" incollandoli poi al contrario per creare qualcosa di nuovo.
Successivamente comprai il mio primo sintetizzatore analogico ed ogni suono registrato, veniva rielaborato attraverso essi. Ricordo che mia mamma, parlando di me, diceva alle sue amiche: "è una chiacchierona, ma non con le persone!"
Nel tempo, crescendo, ho capito che la fuga da un metodo, ti porta a costruirne uno tuo personale. E ringrazio di avere avuto una formazione musicale così rigida, perché altrimenti non avrei mai raggiunto certe consapevolezze e probabilmente certe abilità».

Quali sono i tuoi strumenti e come li registri?

«Tutto può essere uno strumento musicale per me. L'importante è rimanere in ascolto.
Il silenzio, ancora oggi, mi aiuta ad interpretare le emozioni di tutto ciò che di inanimato mi circonda. Perchè non si tratta solo di prendere un oggetto e registrarne il rumore. Ma è qualcosa di più intimo. Devo entrare in simbiosi con la materia; immaginare la sua voce e cosa avrebbe voluto dire. E così inizio la mia ricerca e trasformo ogni componente sonora dell'oggetto, in una sfumatura caratteriale che diventa ritmo e melodia. Ogni suono deve essere catturato con il giusto microfono, al fine di non perdere caratteristiche acustiche fondamentali. Partendo dalla forma dell'oggetto, dalle sue componenti sonore e dal materiale, inizio la costruzione dei microfoni. Una volta registrato il suono, l'onda sonora viene processata pura, senza alcuno strumento aggiuntivo o sintetizzatore».

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