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Bugo, il vulcanico cantautore, è diventato u...

Il vulcanico cantautore di “Casalingo” si è dato all’arte.

C’entrano l’India, i quotidiani di Nuova Delhi e una pubblicazione di culto intitolata Acid Timesha.

Cristian Bugatti (aka Bugo) è il cantautore elettroacustico più naif, riconoscibile e non allineato - più che mai oggi, visto che essere allineati significa rappare - della discografia major italiana. Lo abbiamo incontrato per chiedergli spiegazioni di alcuni rumor raccolti in Rete (perché sei andato a vivere in India? Perché nel mondo dell’arte ti si sente nominare sempre più spesso?) e per scoprire in cosa si è trasformato il cantautore casalingo.

Cristian iniziamo l’intervista con un tweet biografico per agevolare i lettori che non ti conoscono.

«Sono cresciuto nelle risaie del novarese, nel 2000 mi sono trasferito a Milano e lo stesso anno ho pubblicato il mio primo album. Nel 2002 ho firmato un contratto discografico con la Universal, con la quale ho pubblicato cinque dischi. Dal 2008 sono anche un artista visivo. Nel 2010 mi sono trasferito a New Delhi. Nel 2014 ho lasciato l’India».

In esclusiva per noi hai realizzato un video che mostra l’intero processo creativo del tuo più recente progetto, Acid Times.

«Acid Times è un progetto nato in India nel 2011. Ho cominciato a dipingere sulle pagine di un quotidiano, lasciando leggibili alcune parole di modo che formassero frasi assurde ma compiute. Creavo le mie notizie. Ne ho realizzate circa sessanta. Una di queste frasi è anche diventata un tabellone 6 x 3 metri affisso per le strade di Ghaziabad, una città vicino a Dehli».

L’idea, però, era destinata a prendere tutt’altra forma…

«Nel 2013 volevo andare oltre e ho pensato che sarebbe stato interessante traslare, trasferire, tradurre queste mie frasi in altro. Qui nasce l’idea di Acid Times. Ho contattato il mio grafico, Luciano Baragiola, il quale ha trasposto in immagini dieci mie frasi. È nato così il mio newspaper, Acid Times».

E ora cosa sarà di quelle frasi?

«Possono essere tradotte in immagini, video, disegni, canzoni… Ora è presto per capire come sarà il secondo numero di Acid Times, ma penso a esso come a un contenitore che può svilupparsi in diverse direzioni, con diverse modalità».

Cosa ti ha spinto, da cantautore italiano, a divenire un globetrotter e sperimentatore di diverse discipline artistiche?

«Non mi ritengo uno sperimentatore, mi piacciono le idee e cerco di svilupparle, non è così importante se con la musica o con l’arte».

Oggi ti reputi un artista apolide, un cantante con hobby disparati o altro?

«Non ho hobby; musica e arte non possono essere un hobby. Casomai sono condanne, come mosche nella testa che devi far uscire dalle orecchie per non impazzire. Sono l’artista delle mosche».

La vita fuori dall'Italia: una fuga dalla situazione contingente o una scelta strategica?

«Dovevo andare in bagno, ma in Italia erano tutti occupati».

Tecnicamente come viene realizzato Acid Times? È più una questione di software o di lavoro manuale di taglia e cuci, di cut-up?

«Acid Times nasce per essere un giornale cartaceo. Quindi scansione delle mie pagine di giornale dipinte in modo da formare le frasi. Poi Luciano ha costruito le sue immagini partendo da altre immagini trovate in Rete e poi cut-up digital comprendente cropping, shape distortion e color correction. Infine scelta del formato, tipo di carta migliorata, impaginazione e stampa presso stamperia specifica».

Cosa ti ha spinto a realizzare Acid Times?

«Il tempo libero».

Qual è lo strumento tecnologico più usato nelle tue varie sperimentazioni artistiche?

«Per la musica uso Ableton, che è un software nato per i dj, ma che io trovo basico e intuitivo anche per la composizione. Uso l’audio recorder del Mac per registrare appunti vocali., L’iPhone è il mio taccuino anche. Diciamo che la tecnologia mi serve per prendere appunti, poi mi affido agli esperti per la realizzazione vera e propria».

Stare in casa è ancora qualcosa di spettacolare?

«Sì, certo, e in questi tempi di crisi sono tutti diventati più casalinghi».

Se ti incaricassero di dirigere la prossima Biennale d’Arte di Venezia, cosa non faresti?

«Non inviterei i miei amici».

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