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Facebook: sì all'anonimato

Persino le nostre nonne - che non sono esattamente delle native digitali - sanno ormai che tra la vita sui social e la vita vera c'è uno scarto bello grosso. Un selfie 'appena sveglie', ad esempio, ha probabilmente alle spalle un elaborato lavoro di trucco e parrucco, e i post solari e pimpanti, come fossimo perenni vincitori della lotteria, spesso non suonano molto autentici.

Questo perché siamo legati, specie su Facebook, alle nostre identità reali: raccontare a colleghi, conoscenti, amici degli amici i fatti nostri, non è sempre facile né consigliabile.

Per chi desidera esprimersi con maggiore sincerità, con tutti quei pensieri intimi che sui social attualmente non trovano casa, si stanno diffondendo App come Whisper, Wut, Secret, che consentono di parlare di tutto ciò che si vuole in forma anonima.

Sulla scia di queste novità, incredibile ma vero, anche Mark Zuckerberg si adegua, forse temendo una migrazione in massa degli utenti verso social network più rispettosi della privacy.

Su Facebook finora il quasi-obbligo di mantenere la propria identità reale - i profili 'dubbi' venivano infatti sospesi - è servito di certo a proteggere gli iscritti da stalking e bullismo, ma ha tolto anche tanta spontaneità. Ecco allora 'Branch', App acquistata per 15 milioni di dollari che consentirà agli utenti Facebook di interagire tra loro e conversare su trend topic caldi tramite pseudonimo: tra qualche settimana sarà disponibile sia per tablet che per smartphone.

Si aprono molti interrogativi, ma tiriamo anche un sospiro di sollievo: le sciocchezze che scriviamo in Rete non ci perseguiteranno, con i nostri nomi e cognomi, per i prossimi cinquant'anni!

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