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90 anni di radio

Video Killed the Radio Star? Mica tanto! A giudicare dai numeri, la radio - che ha compiuto 90 anni - è una vecchietta molto arzilla e ancora assai ricercata.

Sono le nove di sera del 6 Ottobre 1924 quando, in pieno ventennio fascista, la prima voce esce dagli apparecchi enormi situati nei salotti buoni degli italiani - antesignani delle radioline a transistor. Con le cronache del regime nasce la diretta e cambia il concetto stesso di informazione. Lo sport invade le case: Nicolò Carosio racconta la Nazionale vittoriosa del '34 e del '38.

I fatti storici più importanti vengono suggellati da un annuncio radio: è Jenner Jacobelli a dare, nel 1945, la notizia dell'avvenuta liberazione d'Italia. Anche il Festival di Sanremo debutta sulle onde radio, nel 1951: ben quattro stagioni prima del passaggio alla televisione.

Con la nascita della RAI e l'arrivo dei programmi nazionali, in radio comincia una diversificazione dei generi delle trasmissioni, con varietà e approfondimenti: prima di passare al piccolo schermo, il pubblico si affeziona alle voci di giornalisti, attori, comici e presentatori come Corrado, Enzo Biagi, Enzo Tortora, Indro Montanelli, Alberto Sordi e Franca Valeri.

La svolta arriva negli anni '70 con le radio libere legate al movimento studentesco, che negli '80 cedono il passo a quelle commerciali con palinsesti in cui la musica la fa da padrona: la radio diventa quella che conosciamo oggi.

Con i suoi 35 milioni di ascoltatori, molti dei quali giovanissimi, la radio è più viva che mai. Nonostante la concorrenza di tv e web, l'assunto della famosa canzone dei Buggles può essere rovesciato: la radio attira infatti quelli che abbandonano la TV generalista e per tanti rimane una fedele e discreta compagna quotidiana.

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