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Salone del Mobile: chi sono gli ArchiStar?

Mentre a Milano impazza il Salone del Mobile 2014 con gli eventi ufficiali e quelli del FuoriSalone, la gente comune si imbatte in termini non proprio familiari. Ecco una piccola guida a uno di questi...

Frank Lloyd Wright diceva che gli edifici sono certo una necessità pratica, ma anche l'espressione artistica di una cultura. Un atteggiamento che nell'era moderna è diventato fenomeno di costume, coivolgendo tutto il mondo in un movimento definito con chirurgica precisione dal neologismo creato dalle studiose Gabriella Lo Ricco e Silvia Micheli: ArchiStar. In pratica, una sintesi anche abbastanza ovvia (prima o poi sarebbe successo), tra i vocaboli 'architetto' e 'star'.

Dall'italianissimo Renzo Piano all'iraniana Zaha Hadid, dall'olandese Rem Koolhaas al canadese Frank Gehry per finire all'americano Richard Meier (solo per citarne qualcuno), eccoli tutti raccolti da una parola diventata moda: se ne appropriano giornalisti, polemisti e gli stessi architetti.

La figura del 'progettista' diventa arte: il 'creatore' è conscio di essere al centro della pubblica attenzione per la capacità di sorprendere e far discutere grazie alle sue opere. Si dedica non solo al disegno architettonico, ma anche alla divulgazione della propria immagine: partecipa a trasmissioni televisive, posa per servizi su riviste di lifestyle e di moda, diventa  critico e profeta.

Essere ArchiStar ha i suoi vantaggi: a Londra il 25% degli edifici iconici sono griffati. Le autorità della Capitale Inglese sono disposte a concedere autorizzazioni anche per 19 piani in più quando a richiedere i permessi è un grande nome.

Attenzione a non trasformare i luoghi in loghi e a dare credito eccessivo alle seppur strabilianti idee: dietro l'angolo è in agguato un potenziale 'epic fail architettonico'. Qualche esempio: le polemiche intorno alla teca di Meier per l'Ara Pacis a Roma e quelle per le piramidi di vetro di I. M. Pei davanti al Palazzo Rinascimentale del Louvre; la Walt Disney Concert Hall di Gehry, talmente specchiante e splendente da surriscaldare il vicinato di 15 gradi e lanciare 'raggi accecanti' 'nelle giornate di sole; la Hancock Tower di Henry Cobb a Boston, così alta e instabile da provocare il mal di mare agli abitanti degli ultimi piani.

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