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La donna vagabonda di Prada

Una vagabonda in stivali che indossa biancheria sopra il cappotto e la dolcezza sopra la cattiveria. E’ la donna Prada.

Un cappello da marinaio racconta la sua provenienza ma nulla riguardo al suo destino.

Più che una sfilata un viaggio introspettivo, tutto al femminile. Un collage di storie raccontate, di pezzi di vita che si sovrappongono.

I colli delle giacche e dei cappotti sono "sciabolati", bianchi e come staccati dal corpo. L’infilata di borse, scarpe, gonne scomposte e cappotti oversize prende il sopravvento.

Una trasposizione in abito del caos, dell’indipendenza e della radicalità. C’è tutto in quella moda: storia, fragilità, donne, uomini.

“Sexy, maschile, femminile, dolce, spietato. È come se una mattina ti svegliassi e invece di vestirti ti mettessi addosso tutti i pezzi di chi sei, di chi sei stata, di chi sogni di essere” racconta Miuccia

Per gridare al mondo la sua moda Miuccia chiama in aiuto anche un artista, Christophe Chemin, che mette in scena 12 tele che riprendono i 12 mesi del calendario della Rivoluzione Francese, una sorta di almanacco di santi laici che trasforma i mesi in divinità e la loro realtà in segno, colore e simbolo.

Miuccia racconta la donna che non ha tempo per combattere contro i mulini a vento. Quella che va avanti, a volte scappa lasciando dietro di sé pezzi di storia.

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