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Incontriamo Mark Ruffalo, candidato all’Osc...

Agli Oscar 2016 ha trionfato - anche - l'impegno. 'Il caso Spotlight' ha vinto infatti la statuetta più importante, quella per il Miglior film  (oltre a quella alla sceneggiatura). Basato su una storia vera, racconta del gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe che per primi fecero luce sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica americana, meritando per questo un premio Pulitzer. Nel 2001 la squadra giornalistica Spotlight del Boston Globe, guidata da  Marty Baron, il direttore del giornale di provincia, comincia un'indagine che porterà a svelare gli abusi sessuali perpetrati da oltre 70 sacerdoti locali della Arcidiocesi di Boston ai danni di minori; abusi poi insabbiati dall'autorità ecclesiastica. Quelli che sembravano inizialmente pochi casi isolati, grazie alla tenacia di giornalisti disposti ad andare fino in fondo - nonostante le tante pressioni e l'ostilità generale della comunità cattolica - divennero quasi un centinaio nella sola Boston, e poi tanti di più nel mondo intero. Consapevoli dei rischi cui andavano incontro, mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa cattolica, Marty Baron e Ben Bradlee Jr., più i quattro membri della squadra investigativa del giornale - Walter Robinson, Mike Rezendes, Sacha Pfeiffer e Matt Carroll - erano determinati più che mai a portare la verità alla luce. Nel cast anche l'attore Mark Ruffalo, 48 anni, candidato come Miglior attore non protagonista. Ruffalo interpreta il giornalista Michael Rezendes, talmente dedito al suo lavoro da arrivare a separarsi dalla moglie per questo. Sul red carpet del Dolby Theatre Ruffalo è arrivato assiema alla moglie vera, Sunrise Coigney. Secondo Ruffalo, il cinema è intrattenimento, ma ogni tanto riesce a fare la differenza, a portare alla ribalta del mondo argomenti importanti. Quando questo accade, il mestiere di attore assume un'importanza diversa. E' fondamentale, secondo la star, che le vittime di un tempo, ormai adulte, si facciano coraggio e continuino a denunciare gli abusi subiti. Oggi, rispetto al passato, chi denuncia ha più protezione, e c'è più aiuto psicologico e ci sono persone determinate ad aiutare chi si porta dentro un simile pesante fardello. Denunciare vuol dire mantenere desta l'opinione pubblica e le autorità su ciò che accade per poter proteggere nel presente e nel futuro un maggior numero di bambini e far sì che l'orrore non si ripeta.

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