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Intervista al re del thriller Jeffery Deaver:...

CELEBRITIES | 19 NOVEMBER 2015

Intervista al re del thriller Jeffery Deaver: dal 'Collezionista di ossa' a 'Hard News'

Nato a Chicago nel 1950, Jeffery Deaver è il re del thriller: scrittore best seller, i suoi romanzi e racconti sono stati tradotti in 25 lingue e pubblicati in 150 Paesi. Diventato famoso a livello internazionale grazie al 'Collezionista di ossa' - da cui fu tratto il film con Denzel Washington e Angelina Jolie, Deaver è un autore molto prolifico. In questi mesi sono usciti due suoi romanzi per l'editore Rizzoli, 'Solitude Creek' e 'Hard News'.

L'autore era a Milano in occasione di Bookcity. Noi di CN Live! lo abbiamo intervistato.

Come mai la scelta di una detective non convenzionale come Rune in 'Hard News'?

Sono sempre stato affascinato dall’idea di una persona giovane, piena di vita, che avesse le proprie regole esterne alle regole della società, e con uno spirito indomito. Poiché ho vissuto per un certo periodo a Manhattan, e ho fatto parte in qualche modo della scena artistica della città quando ho iniziato a scrivere, ho pensato di non utilizzare come protagonista il classico detective, o il classico agente dell’FBI, ma qualcuno che avesse caratteristiche molto diverse, cioè che vivesse in maniera molto libera la propria vita, e questa è una conseguenza del fatto che io ho frequentato il quartiere di Soho e del Village, dove aleggiava uno spirito libero e artistico.

Ci parla dei suoi due ultimi thriller, 'Solitude Creek' e 'Hard News'?

Sono molto felice che ci siano oggi due libri miei pubblicati dal mio fantastico editore Rizzoli, praticamente in contemporanea. Sono due libri molto diversi tra loro, e rappresentano di fatto le due diverse facce della scrittura di genere. 'Solitude Creek' è un libro decisamente più lungo, più cupo e dal passo più veloce, mentre Hard News è un libro più corto, più vicino al classico giallo di stampo inglese, però entrambi i romanzi hanno a che fare con tematiche importanti e attuali. Io credo sia responsabilità del romanzo di genere tenere sempre d’occhio le tematiche correnti. In ‘Solitude Creek’ il tema principale è la responsabilità delle persone che producono videogiochi , della violenza che vi viene inserita, così come quella inserita nei romanzi e nei film. Mentre per 'Hard News' il tema centrale è la responsabilità dei giornalisti. Oggi, con questa innovazione dei canali informativi che danno news per 24 ore, si finisce spesso per non cogliere l’importanza di certe informazioni rispetto ad altre. Quindi è importante che giornalisti onesti e reali si contrappongano a blogger che spesso pongono come verità assoluta storie inventate, prese per buone perché compaiono sulla Rete, ma che non hanno alcun fondamento reale.

In 'Hard News' uno dei personaggi subisce un processo sommario a causa della pressione mediatica. I giornalisti hanno davvero questo potere?

Io credo che il giornalismo abbia un potere incredibile, anche se ultimamente è stato un po’ messo in discussione dal proliferare dei blog e social network, però prendiamo per esempio casi di omicidio che devono essere risolti, è molto difficile trovare una giuria imparziale, in grado di valutare in maniera equa il caso. Anche perché oggi i casi tendono a essere risolti prima di essere portati in tribunale, o comunque si dà già un verdetto di un certo tipo prima che il caso venga effettivamente giudicato. Detto questo, il giornalismo rimane fondamentale per noi, non possiamo farne a meno, perché è il baluardo contro gli eccessi dei politi e delle lobby di potere.

Rune, sempre in cerca della verità, è la giornalista ideale?

Io credo che il vero obiettivo di un giornalista sia la verità. Non ottenere alti indici di gradimento o realizzare uno scoop o trovare una storia che fa sensazione, ma dare un’immagine di verità a ciò che succede nel mondo, in maniera tale che il lettore o spettatore possa farsi un’idea delle cose attraverso dei dati fondati.

Come racconterebbe 'Hard News' ai lettori?

'Hard News' è una finestra su due questioni di rilevanza fondamentale per gli Usa ma anche per il resto del mondo. Prima di tutto la responsabilità dei giornalisti di raccontare la verità, poi la responsabilità del sistema della giustizia penale per far sì che in galera ci finiscano le persone davvero colpevoli.  'Hard News' affronta queste due tematiche analizzandone gli effetti positivi e negativi.

Voglio aggiungere che 'Hard News' è anche un libro divertente, nel classico stile ‘Jeffery Deaver’. Quindi i miei lettori possono stare tranquilli, ci sono sì delle tematiche che possono arricchirli in qualche modo, ma l’esperienza di lettura sarà divertente, perché il ritmo è veloce, con un sacco di inversioni di marcia e tre finali a sorpresa.

Rivedremo Rune in azione in un nuovo thriller?

E’ una domanda che mi viene fatta spesso, e mi sorprende, perché non me lo sarei aspettato, soprattutto perché i romanzi che hanno per protagonista Rune sono più corti di quelli che scrivo abitualmente. Sicuramente non scriverò una storia di Rune ambientata nella contemporaneità, ma la farò ricomparire prima o poi nella Manhattan degli anni ’80.

In 'Solitude Creek' la paura diventa un'arma letale. Lei di che cosa ha paura?

Io sono abbastanza distaccato, ho una visione distaccata del mestiere di scrittore. Sono fortunato perché sono empatico, e riesco a entrare facilmente nei panni del prossimo e nella mente dei lettori. Ho delle paure come ogni essere umano, per esempio, non so perché ma sono claustrofobico. In 'Solitude Creek' il cattivo fa leva sulla paura, la utilizza come arma per creare panico nelle persone e spingerle a fare cose terribili. Ma al momento la mia paura più grande è che Donald Trump diventi il nuovo presidente americano…

Ci spiega il fascino mondiale del 'crime'?

Devo dire che il crimine ha sempre affascinato gli esseri umani, soprattutto perché se riusciamo a sapere di più sul male ci spaventa di meno. Però la scrittura di genere consente a persone come me di raccontare storie molto coinvolgenti sul piano emotivo, con varie sfaccettature. Ovviamente c’è sempre la ricerca della verità e dell’assassino, però si possono raccontare anche storie di relazioni interpersonali, d’amore o di conflitti, e anche storie che abbiano un impatto di un certo tipo, con argomenti di una certa rilevanza. Nel caso di 'Solitude Creek', c’è l’effetto della violenza sulle persone, in 'Hard News' l’integrità dei giornalisti.

I suoi detective sono sempre un po' fuori del comune...

Il motivo per cui ho creato i personaggi di Lyncoln Rhyme e Catherine Dance è che ero davvero stanco dei detective nerboruti che picchiano e sparano, sono dei cecchini, o del classico uomo d’azione che utilizza mosse di karate. Il mio detective ideale è più vicino a Sherlock Holmes e credo che al lettore piaccia questa specie di partita a scacchi mentale piuttosto che la classica violenza espressa in modo stereotipato. Quindi l’ho fatto anche per i lettori oltre che per me stesso.

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