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Douglas Kirkland, l'uomo che ha consegnato Ma...

Nato a Toronto nel 1934, Douglas Kirkland è uno dei maggiori fotografi viventi. Ha iniziato a lavorare come fotografo fin da ragazzino alle feste e ai matrimoni, già a 21 anni viene assunto dal celebre  Irving Penn. A 24 entra a 'Look Magazine' e comincia a girare il mondo e a scattare foto alle celebrity. Diventa famoso per gli scatti a Marilyn Monroe in occasione del venticinquesimo anniversario della rivista 'Look': le foto vengono pubblicate il 17 Novembre 1961, appena sei mesi prima della morte della Monroe, che negli scatti di Kirkland appare splendida e nuda tra le lenzuola di un letto sfatto.

Dopo Marilyn, per lui posano le più grandi star internazionali del cinema, dell'arte e della musica, da Mick Jagger a Sophia Loren, da Coco Chanel a Elizabeth Taylor, a Marlene Dietrich e Andy Warhol. Lavora accanto al grande regista Stanley Kubrick, sul set di "Odissea nello Spazio". Quando nel 1971 Look chiude i battenti, è assunto da Life, la rivista che più aveva amato fin da ragazzo. Nel corso della carriera ha pubblicato diversi libri di successo, tratti dalle sue mostre, da "Freeze Frame" del 2006 a "Icons" e "Titanic", primo libro fotografico a diventare un best seller in America.

Gli scatti di Kirkland sono unici, soprattutto per il rapporto che riesce a stabilire con il soggetto che fotografa. "A me piacciono le persone", afferma. "Chiunque esse siano. E naturalmente mi piace fotografarle". Dalla star di Hollywood al semplice passante, la cifra delle sue fotografie è nel rapporto speciale che riesce a stabilire con il soggetto, basato sul rispetto e sulla stima reciproci.

Ama la sperimentazione, con Photoshop e durante il processo di stampa, per esempio utilizzando materiali particolari, come la Japanese Washi, una carta giapponese composta solo da fibre naturali.

Attualmente Kirkland continua a lavorare nella sua villa-studio di Los Angeles, e tiene lezioni pubbliche allo Smithsonian Institute, all'Art Center College of Design di Pasadena e nei Kodak Center di tutto il mondo. "Devi venire a patti con il periodo in cui vivi", dice. "Quello che facevo negli anni ‘60 era totalmente diverso da quello che faccio oggi. E ogni volta è come ricominciare daccapo. D'altronde l'unico concetto da cui si può partire è la realtà".

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