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Per-Anders Pettersson, lo svedese africano

Per-Anders Pettersson è un fotoreporter svedese. Nato nel 1967, il suo incontro con la fotografia è avvenuto molto presto, quando era ancora un ragazzino: all'epoca della scuola passava la maggior parte delle vacanze estive impegnato in lavori per i giornali locali. Una volta all'università, si è iscritto a una facoltà di Economia per accontentare i familiari, continuando però a lavorare come fotografo nei weekend e durante le vacanze. La sua occasione è arrivata con il servizio militare: diventato fotografo dell'esercito, ha viaggiato per tutta la Svezia e in Russia documentando la vita dei commilitoni.

A 20 anni si è trasferito a New York, dopo aver ottenuto un contratto da un giornale svedese. Da allora, i suoi progetti lo hanno portato in Messico, a Cuba, in Kosovo, Cambogia, Haiti e poi in Sudafrica, nell’aprile del 1994, dove per cinque settimane ha seguito il futuro primo presidente nero della nazione, Nelson Mandela. Con l'Africa, l'immenso variegato continente pieno di problemi ma anche di opportunità, è stato amore a prima vista.

Il libro "Rainbow Transit" - che raccoglie venti anni di reportage africani - può essere considerato un tributo a quello che Desmond Tutu ha definito "il continente arcobaleno". 'Rainbow', appunto, per sottolineare la varietà e le enormi differenze presenti tra i vari Stati africani.

L'atteggiamento di Pettersson nei confronti del reportage è quello della "vecchia scuola": ovvero, ciò che conta per lui non è catturare l'immagine straordinaria che colpirà la pubblica opinione, garantendo magari di vincere qualche premio, quanto di capire la storia che si trova davanti e fotografarla con rispetto. Con i soggetti che fotografa, diversamente da altri fotoreporter, instaura rapporti duraturi, tornando magari più volte negli stessi luoghi, dalle stesse persone. Non è capace di lasciarsi in continuazione nuove storie alle spalle, quasi fosse un atteggiamento disumanizzante.

Negli ultimi sedici anni è stato in più di cinquanta nazioni del mondo, per documentare la dura vita delle persone che riescono a sopravvivere in condizioni terribili. Attualmente vive tra New York e l'amata Cape Town.

Fra i riconoscimenti ricevuti da Pettersson: nel 2003 il secondo premio del 'Pictures of the Year International' (POY) con un lavoro sugli abusi sessuali sui bambini in Sud Africa, nel 2005 un premio da NPPA per il lavoro sulla black elite sudafricana e nel 2006 una menzione onoraria per il lavoro sulla povertà in Malawi. Nel 2007 Per-Anders ha vinto il World Press Photo.

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