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Nella trousse di Lodovica Comello

La sua vita è cambiata quattro anni fa, ma Lodovica Comello, classe 1990, non se n’è accorta subito. «Perché le prime due stagioni sul set argentino della serie tv Violetta somigliavano all’edizione n° 1 del Grande Fratello: nessun feedback dall’esterno», racconta. Poi, è arrivato il tour mondiale: «E lì ho rischiato davvero di impazzire: fan in delirio appostati fuori dagli alberghi; gente che piange, sviene, si sente male sotto il palco. Se non hai un equilibrio e un’educazione solida alle spalle, se non realizzi che questo tipo di successo qui è effimero, basta un attimo per andare via di testa». La Lodo – per gli amici e per il milione di follower – è una di quei fortunati artisti rimasti con i piedi ben piantati a terra. Non solo. A un certo punto, «al termine di tre anni intensi e strepitosi», ha rinunciato alla popolarità facile e sicura della superfiction Disney per dedicarsi alla carriera di cantautrice, lavorare sodo al nuovo album da solista e crescere. Sì, lasciarsi alle spalle l’immagine da adolescente tutta cerchietti e vestitini a pois, e mostrare finalmente il suo lato adulto. E iperfemminile. Con la fissa per il rossetto rosso mat, il profumo ai fiori d’arancio che le ricorda un viaggio speciale a New York, la crema idratante due volte al giorno.

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