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Minigonna: una suggestione che nasconde l'ess...

La minigonna, intesa come abito femminile corto 10-15 centimetri sopra il ginocchio, ha una storia abbastanza antica: la troviamo frequentemente nei 'costumi' teatrali o legati al balletto - basta pensare al tutù corto dell'Ottocento - e al mondo sportivo: già nelle parate sportive tedesche degli anni '30 le atlete indossano un abitino che si potrebbe già definire tale. La lunghezza della gonna è poi oggetto di graduali modifiche anche nella vera e propria moda femminile già dalla fine dell'Ottocento, quando sempre più spesso le donne lavorano in fabbrica e necessitano di indumenti più pratici tanto quanto le donne benestanti. Lo scoprire le gambe è però visto di pari passo come qualcosa di scandaloso e troppo liberatorio per la morale di quegli anni, per cui la vera rivoluzione in questo senso avverrà solo con la vera e propria 'minigonna' come oggi la intendiamo, presentata per la prima volta dalla stilista britannica Mary Quant nel 1965: è la 'miniskirt', diventata ben presto il simbolo della 'Swinging London' e il cui nome si ispirò alla vettura 'Mini' della casa automobilistica Austin.

La vera e propria minigonna con le sue dimensioni ridotte avrebbe potuto addirittura evadere il fisco britannico, poiché le ridotte dimensioni, dai 33 ai 51 cm, equivaleva alla dimensioni degli abiti per bambini, allora esenti dalle tasse: la questione fu argomento di grande dibattito in quegli anni. Una delle prime modelle a indossare la minigonna e a essere immortalata da straordinari fotografi come Richard Avedon e Helmut Newton, fu Twiggy: il suo aspetto adolescenziale e androgino creava un contrasto efficace con la carica erotica dell'indumento e fu oggetto di un enorme successo. Il dibattito sull'opportunità di questo indumento, comunque, continuava: la stessa casa di moda Chanel non la apprezzava poiché considerava il ginocchio, come già Christian Dior, una parte non bella del corpo femminile. E' anche vero che l'uso della minigonna si affermò quasi in contemporanea con l'introduzione del collant nella moda femminile, andando, per molti anni, in costante pari passo con essa.

Con il passare degli anni la minigonna diventa sempre di più il simbolo della rivoluzione e della liberazione sessuale femminile, in contemporanea con le rivendicazioni femministe, che vedono però nella minigonna un simbolo di liberazione, ma anche di trasformazione della donna in oggetto sessuale: quest'ultima ferma obiezione era anche quella sostenuta dalla Chiesa Cattolica, che la considera 'degradante'. Le prime mini sono colorate e dal taglio svasato, poi gli stilisti cominciano a sbizzarrirsi con microgonne di taglio punk in pelle, gonne jeans, elasticizzate, realizzate con tessuti tecnici e altri materiali. Spesso giudicato un indumento al tramonto, la minigonna resta sempre un capo di abbigliamento presente nel guardaroba di tutte le generazioni passate e future.

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