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Roberto Baggio: "I rigori li sbagliano solo q...

Roberto Baggio nasce a Caldogno il 18 Febbraio 1967. E' il sesto degli otto figli di Matilde Rizzotto e Fiorindo Baggio. Il suo nome è un omaggio che il padre ha fatto a due suoi idoli calcistici, Roberto Bettega e Roberto Boninsegna. Dopo aver iniziato nella squadra del suo paese, all'età di 13 anni si trasferisce al Vicenza, a quel tempo in Serie C1. Debutta in prima squadra a 18 anni, ma è costretto a sospendere gli studi a due mesi dal diploma. Diventa titolare e porta il Vicenza in serie B, ma a fine stagione subisce il primo di una lunga serie di infortuni che lo penalizzeranno per tutta la carriera. Nonostante questo, la Fiorentina lo acquista e dopo un anno di stop Roberto debutta in viola nel 1986.

Resta alla Fiorentina fino al 1990, creando con la tifoseria viola un rapporto straordinario. La Juventus lo compra poco prima dei mondiali 1990, che Roberto gioca alla grande portando gli azzurri a un passo dal titolo. Con i bianconeri vince il Pallone d'Oro e la Coppa Uefa nel 1993, ma il rapporto con gli allenatori e la società non è tutto rose e fiori. Baggio resta però il faro della Nazionale Italiana: con il numero 10 sulle spalle va in finale nel Mondiale 1994 contro il Brasile ma sbaglia il rigore decisivo, mandando la palla sopra la traversa e l'Italia intera nella disperazione. L'anno dopo alla Juve arriva Marcello Lippi: Baggio finisce in panchina. Vince comunque lo scudetto e nel 1995 passa al Milan, con cui l'anno successivo conquista l'ennesimo scudetto. Resta due anni con la maglia rossonera e poi, stanco di non giocare come titolare, sceglie il Bologna: in una stagione segna 22 gol e ottiene la convocazione al terzo mondiale, Francia 98.

Roberto è ancora un grande giocatore e l'Inter lo tessera al rientro dalla Coppa del Mondo, ma torna a incrociare la sua strada con quella di Lippi, chiamato sulla panchina nerazzurra: di lì a poco lascia Milano per scegliere l'ultima squadra della sua carriera, il Brescia. Con le rondinelle Baggio gioca quattro stagioni, segnando 46 gol e dimostrandosi ancora un fuoriclasse assoluto. Il suo è un doppio addio al calcio: nel 2004 riceve una convocazione tributo per il saluto alla Nazionale e un mese dopo lascia il calcio giocato con il Brescia, che ritira la maglia numero 10 in suo onore.

Giocatore straordinario, rigorista eccelso, un piede unico nel battere le punizioni, Roberto Baggio è rimasto nel cuore di tutti quelli che amano il calcio di qualità e fantasia. Padre di tre figli, buddista devoto, negli ultimi anni ha lavorato nel settore tecnico della federazione e ha preso il patentino per fare l'allenatore.

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